Il decreto “dignità” (DL 87/2018, conv. L. 96/2018), con le modifiche apportate al contratto a tempo determinato, ha previsto una serie di ipotesi di trasformazione a tutela dei lavoratori.

La nuova legge prevede,  dal 01 novembre 2018, le seguenti novità normative inerenti i rapporti di lavoro a tempo determinato:

ai contratti di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a dodici mesi. Lo stesso può durare fino a 24 mesi, ma solo in presenza di determinate condizioni. La causale giustificatrice è necessaria anche in caso di rinnovo.

Causali:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
  • esigenze di sostituzione di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Dopo i 24 mesi si potrà ancora prorogare o rinnovare il contratto per ulteriori 12 mesi, ma solo con un accordo stipulato presso l’ITL (Ispettorato territoriale del lavoro).

Vi sono delle specifiche previsioni che stabiliscono, in presenza di determinate condizioni, il diritto del lavoratore alla conversione del contratto a tempo indeterminato.

Il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato in caso di:

  • stipula di un contratto a termine di durata superiore a 12 mesi, in assenza delle condizioni previste dalle causali;
  • inesatta indicazione della causale, che non deve riportare in modo generico il testo della motivazione descritta nella normativa;
  • causale non veritiera;
  • mancato rispetto del lasso di tempo tra il primo e il secondo contratto (il cosiddetto periodo “stop and go”).

Trattando l’argomento “contratti a termine”, si coglie l’occasione per ricordare un particolare che spesso i datori di lavoro sottovalutano: un contratto a termine privo della firma per accettazione del lavoratore, anche se a questi consegnato ed il cui testo risulti chiaro ed esplicito nella sua formulazione, fa decadere la validità del termine, rendendo il rapporto di lavoro, a tutti gli effetti, a tempo indeterminato.